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Oncologia (Comunicati stampa - 2011-07-20 11:45:49)

Tumore al seno, la fertilità è salva con la tecnica "blocca" ovaie, ecco la via italiana per diventare mamma dopo il cancro

Da oggi è possibile diventare mamma dopo un tumore del seno. Nella penisola si ammalano 38.300 donne l’anno, 2300 prima dei 40 anni. Ora dopo la chemio 4 su 10 sono destinate alla menopausa. La dr.ssa Del Mastro: “Possiamo ridare alle pazienti la vita di prima”.

Le gravidanze dopo le cure non saranno più rare eccezioni ma la “normalità” per chi guarisce. Il tutto grazie a una scoperta interamente italiana: il segreto è mettere a riposo le ovaie durante la chemioterapia così da preservarle dall’attacco dei farmaci. La funzione riproduttiva rimane intatta e si evita la menopausa precoce, che ora si verifica per 4 pazienti su 10. È la straordinaria conclusione di un gruppo di oncologi del nostro Paese, pubblicata oggi sulla prestigiosa rivista internazionale “Jama”, punto di riferimento per i ricercatori di tutto il mondo. “Il tumore del seno colpisce sempre più precocemente, 6 volte su 100 prima dei 40 anni, parliamo di ben 2.300 donne l’anno nel nostro Paese – spiega la dr.ssa Lucia del Mastro, dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova coordinatrice della ricerca e fra i massimi esperti mondiali del tema -. In questi casi è per noi prioritario salvaguardare la loro possibilità di diventare madri. La menopausa precoce è un’eventualità che le spaventa e nel 29% dei casi influenza addirittura la decisione riguardo ai trattamenti. Questa ricerca è un fondamentale passo avanti per garantire loro una vita come prima dopo la malattia, gravidanza compresa”.

Lo studio è stato condotto dal 2003 al 2008 ed ha arruolato 281 donne in 16 centri aderenti al Gruppo Italiano Mammella (GIM). “Il nostro obiettivo – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e primario di Oncologia Medica all’ Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar (VR), uno degli autori della ricerca – era capire se una sospensione temporanea della funzionalità ovarica, ottenuta attraverso la somministrazione della triptorelina, un ormone analogo dell'Lhrh, permettesse di preservare le ovaie dagli attacchi dei chemioterapici: 30 giorni di terapia con questi farmaci equivalgono in media ad un anno e mezzo di vita fertile in meno. Ebbene, nel gruppo trattato appena l’8,9% è andato incontro a menopausa precoce rispetto al 25,9% di chi aveva ricevuto le cure standard, con una differenza assoluta del 17%. E non solo, all’ultimo controllo (ottobre 2010) 3 donne seguite con il nuovo approccio terapeutico avevano avuto una gravidanza. Ci auguriamo quindi che a oggi questa strategia diventi di routine per tutte le donne giovani che si trovano ad affrontare un tumore del seno”. Questa neoplasia colpisce circa 38.300 persone ogni anno ed è oggi curabile con ottimi risultati: 8 su 10 guariscono. Per questo gli oncologi si stanno sempre più concentrando su come salvaguardare la qualità di vita dei pazienti e la fertilità è un aspetto fondamentale.

Fonte: Ufficio stampa Intermedia