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Schede descrittive patologie comuni
"Intossicazione da funghi velenosi"
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Intossicazione da funghi velenosi

I primi sintomi fanno pensare a un'indigestione, ma dopo i disturbi diventano più seri.
Ecco come intervenire in caso di intossicazione


Descrizione
Una statistica portata a termine nel `97 dal Centro di tossicologia della Fondazione Maugeri dell'università di Pavia ha messo in luce che, su un campione di mille famiglie italiane, circa il 35 per cento va in cerca di funghi. Tuttavia, soltanto una piccola parte di esse dichiara di conoscere molto bene questi vegetali, anche se poi si ciba con tranquillità di quelli che ha raccolto. Solo il 5 per cento li fa infatti controllare in un centro qualificato prima di consumarli. Il rischio, per la maggioranza degli italiani, è quindi quello di mettere nel proprio piatto un nemico della salute, se non addirittura un veleno.
Perchè fanno male
I funghi possono però intossicare l'organismo per più motivi:
- per il fatto di non essere del tuffo adatti all'alimentazione umana. E' quello che capita, per esempio, con alcuni tipi di funghi che contengono tossine destinate a essere distrutte con la cottura, ma che risultano altamente dannose se i funghi sono consumati crudi;
- per il fatto di essere infestati da parassiti o di essere guasti: i funghi mangerecci possono essere veicolo di parassiti (non percepibili a occhio nudo) che, una volta ingeriti, determinano disturbi allo stomaco e all'intestino. Non solo; c'è un rischio di intossicazione anche se i funghi sono "vecchi" e mal conservati: alloro interno, si possono infatti formare sostanze molto tossiche (le cosiddette "ptomaine");
- per il fatto di essere, a volte, velenosi e quindi di contenere tossine nocive o addirittura mortali per l'uomo, che resistono anche alla cottura.


Come si manifesta
Sono subdoli
Le intossicazioni provocate dai funghi hanno la prerogativa:
- di seguire una precisa stagionalità;
- di coinvolgere interi nuclei familiari (è facile che tutti consumino gli stessi funghi);
- di essere particolarmente subdole: i primi sintomi (nausea, vomito e diarrea) non mettono subito in allarme, perchè sono spesso attribuiti a una "banale" indigestione.
Le intossicazioni da funghi sono insidiose anche perchè spesso c'è un periodo di latenza (e quindi di benessere) piuttosto lungo tra la loro ingestione e la comparsa dei primi sintomi. Per questo diventa difficile mettere in relazione i sintomi con il loro consumo.
Di due tipi
Si distinguono due tipi di intossicazioni da funghi:
- a breve incubazione. In questo caso, i sintomi compaiono entro 4 ore dall'ingestione. Molto raramente questo tipo di intossicazione risulta mortale;
- a lunga incubazione. In questo caso, i disturbi si manifestano a distanza di 6 ore dal loro consumo. Si tratta delle intossicazioni più pericolose, poichè la comparsa tardiva dei disturbi può indurre la persona a consumare più volte il fungo a rischio.
In entrambi i casi, però, le prime avvisaglie dell'intossicazione sono disturbi che coinvolgono stomaco e intestino, come:
nausea, vomito, diarrea,
talvolta così lievi da passare del tutto inosservati.
A breve termine
I funghi in grado di scatenare intossicazioni a breve termine sono numerosissimi ma, a seconda della loro specie, si possono avere sindromi (e quindi un quadro di sintomi) diverse.
Ecco le principali:
- la sindrome resinoide, che causa problemi soltanto a stomaco e intestino;
- la sindrome muscarinica, che si manifesta con nausea, vomito e diarrea a cui si associa sudorazione abbondante;
- la sindrome pantherinica, che oltre a colpire stomaco e intestino, determina confusione e convulsioni;
- la sindrome psicodislettica, in cui vomito e diarrea si associano ad allucinazioni;
- la sindrome coprinica, che si scatena soltanto se i funghi vengono assunti in contemporanea a bevande alcoliche.
In questo caso, oltre a disturbi digestivi e intestinali, si associano malessere generale, arrossamento del viso, abbassamento della pressione.
I rischi maggiori per la salute in caso di intossicazioni a breve termine sono legati soprattutto alla forte perdita di liquidi e di sali minerali che l'organismo elimina attraverso il vomito e la diarrea.
La falloidea
Anche i funghi che deteminano intossicazioni a lunga incubazione possono dare sindromi diverse. Tra queste, una delle più temibili è la falloidea, scatenata soprattutto dall'ingestione dell'Amanita phalloides, il fungo più pericoloso presente nel nostro Paese. Contiene infatti sostanze velenose (le amatossine), che risultano mortali anche in piccole quantità: la dose letale è di 0,1 milligrammi per ogni chilo di peso e per un adulto possono perciò essere sufficienti soli 20 grammi di fungo fresco. I primi sintomi dell'avvelenamento si manifestano tra le 6 e le 24 ore dall'ingestione, con vomito e diarrea profusa. A distanza di circa due giorni, il fungo ha modo di danneggiare il fegato,determinando un'epatite* fulminante.
La orellanica
La orellanica è un'intossicazione determinata dall'ingestione del Cortinarius orellanus. I primi sintomi (nausea, vomito, sudorazione, sete intensa) sono molto sfumati e si manifestano 2-3 giorni dopo l'ingestione del fungo, tempo che dà modo di consumare ripetutamente lo stesso alimento, moltiplicandone così gli effetti. Organo bersaglio del Cortinarius è il rene. A distanza di parecchie settimane dalla sua ingestione, compaiono i sintomi più seri dell'intossicazione:
dolori lombari, cioè localizzati nella parte bassa della schiena, mal di testa, una totale mancanza di emissione di urina, segno evidente di un danno e di un'insufficienza renale irreversibili.


Terapia
Solo in ospedale è possibile mettere in atto la cura più adatta che consiste:
- in una lavanda gastrica (cioè in un'irrigazione dello stomaco) per limitare l'assorbimento delle tossine nell'organismo;
- nella somministrazione di carbone vegetale, che assorbe le tossine, poi espulse con le feci;
- nell'eseguire gli esami del sangue e quelli delle urine;
- nella reintegrazione dei liquidi e dei sali persi con vomito e diarrea attraverso l'infusione in vena di soluzioni reidratanti;
- nell'attento controllo della funzionalità del fegato e dei reni per scongiurare danni importanti.


Consigli
La tradizione inganna
I "saggi di tossicità", consigliati dalla tradizione popolare per valutare se un fungo è o meno mangereccio, sono del tutto ingiustificati a livello preventivo.
1. Inutile, per esempio, far assaggiare una piccola dose di funghi al gatto o al cane di casa, perchè gli animali domestici non sempre sono in grado di riconoscere i funghi velenosi e di rifiutarli: si tratta quindi di una prova molto pericolosa.
2. I funghi velenosi non fanno annerire gli oggetti d'argento (monete o forchette, per esempio) messi nella pentola durante la loro cottura.
3. Il fatto che il fungo cambi di colore nel punto in cui è stato tagliato non è mai una prova che il vegetale non sia commestibile.
Inutile anche affidarsi ad alcune credenze estremamente rischiose che riguardano l'habitat in cui cresce il fungo per determinarne la pericolosità o meno.
4. La convinzione che i funghi che crescono sui tronchi non siano mai velenosi è del tutto priva di fondamento.
L'unico "marchio di garanzia" sulla tossicità di un fungo può quindi essere il controllo di un vero esperto.
prevenzione sicura

La prevenzione è senza dubbio l'arma più valida per non incappare nei potenziali rischi che possono celarsi nei funghi.
Ecco 5 regole di base.
1. Se non si è esperti, vale sempre la pena di far controllare i vegetali che si sono raccolti presso i Servizi di riconoscimento micrologico, che sono attivi presso il servizio di Igiene pubblica di quasi tutte le Asl italiane. Il servizio è gratuito per tutti i cittadini. Grazie a questo semplice espediente, non si può correre alcun rischio di mettere un veleno dentro il piatto.
2. I funghi sospetti non devono essere riposti nello stesso cesto in cui si trovano quelli sicuramente innocui.
3. Non bisogna mai raccogliere i funghi quando sono ancora piccoli: è meno facile capire di che tipo si tratta.
4. I funghi vanno cucinati per 30-45 minuti: in alcuni casi, la cottura elimina parte delle tossine e sicuramente rende il fungo più digeribile.
5. E' sempre bene mangiare i funghi entro 48 ore dalla loro raccolta. Inoltre, vanno conservati in frigorifero.
Le mosse giuste
Le cose da fare e quelle da evitare in caso di intossicazione da funghi:
SI:
1. Alla prima comparsa di sintomi sospetti in uno dei commensali, è necessario recarsi subito in ospedale, senza aspettare che i disturbi si manifestino anche in tutti gli altri componenti della famiglia che hanno consumato lo stesso tipo di funghi.
2. E' utile portare con sè anche un piccolo campione del vegetale incriminato (cotto, crudo o anche le rimanenze eliminate durante la sua pulitura) per dar modo agli specialisti di riconoscere la specie in questione e di valutarne al meglio i potenziali effetti.
3. E' bene informare i medici sulla provenienza dei funghi, se cioè sono stati comprati, raccolti da dilettanti o da persone che si dichiaravano esperte.
4. E', bene fornire ai medici del Pronto soccorso informazioni riguardanti il tempo intercorso tra l'ingestione dei funghi e la comparsa dei sintomi.
NO:
1. Non ricorrere a farmaci in grado di bloccare la diarrea, visto che questo sintomo è un meccanismo di difesa attraverso cui l'organismo cerca di eliminare le tossine.
2. Non ingurgitare strani intrugli spacciati dalla tradizione come antidoti contro l'avvelenamento da funghi. Non bere mai latte, che, contrariamente a quanto si dice, non annulla assolutamente gli effetti dell'intossicazione.


Indirizzi
Ecco i numeri di alcuni centri antiveleni.
BOLOGNA
Centro antiveleni, ospedale Maggiore,
tel. 051.6478955
CATANIA
Centro antiveleni, ospedale Garibaldi,
tel. 095-7594120
FIRENZE
Servizio autonomo di tossicologia, Università degli studi,
tel. 055-4277238
GENOVA
Centro antiveleni, ospedale San Martino, Usl 3 genovese,
tel. 010-352808
MILANO
Centro antiveleni, ospedale Niguarda,
tel. 02-66101029
NAPOLI
Centro antiveleni, ospedale Cerdarelli,
tel. 081-7472870
PAVIA
Centro antiveleni Fondazione Maugeri, Università degli studi,
tel. 0382-24444
ROMA
Centro antiveleni, Policlinico A. Gemelli,
tel. 06-3054343
TORINO
Centro antiveleni, ospedale Molinette,
tel. 011-6637637