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Medicina di base (Comunicati stampa - 2010-10-22 10:59:28)

Salute e il benessere degli italiani: peggiora la percezione dello stato di salute

Qual è lo stato di salute e benessere degli italiani? Quali sono gli aspetti che incidono di più sullo stato di salute e benessere? Quali sono gli atteggiamenti e i comportamenti adottati? Sono questi alcuni dei quesiti analizzati dalla ricerca “Philips Index-La salute e il benessere degli italiani” realizzata da Philips in diversi paesi del mondo e condotta in Italia da AstraRicerche.


PEGGIORA LA PERCEZIONE DEL PROPRIO STATO DI SALUTE: PER IL 76% DEGLI ITALIANI DOMINA LO STRESS
Gli italiani denunciano un peggioramento della propria salute rispetto a cinque anni fa ed i risultati della ricerca Philips evidenziano come nel Bel Paese la società stressa e ammala.
Milano – Gli italiani stanno bene ma rispetto a cinque anni fa il 42% degli italiani ritiene peggiorata la propria salute. Considerando il confronto unicamente rispetto all’ultimo anno, lo scenario si presenta più positivo ma solo il 15% degli intervistati dichiara un miglioramento mentre il 56% non ha riscontrato cambiamenti.

Ciononostante, alla domanda sull’attuale stato di salute, il 67% (dati aggregati) di un campione rappresentativo di italiani, pari a 41.700.000 individui 18-70enni, giudica il proprio stato di salute e benessere abbastanza positivo (55%) o molto positivo (12%), senza differenze particolari tra uomini e donne.
Sono questi i dati più rilevanti emersi dalla ricerca Philips Index che hanno animato il dibattito di apertura dell’evento “Health&Wellbeing: la via che porta al benessere” organizzato a Milano dal 21 al 27 ottobre. Un evento dedicato alla salute e alla qualità della vita con cui Philips vuole rafforzare ulteriormente la propria immagine di azienda di riferimento per tutto quanto attiene il concetto di salute e benessere a 360°. La prima tavola rotonda “La salute e il benessere degli italiani: verso un sistema healthcare più a misura d’uomo” ha riunito autorevoli opinion leader del mondo scientifico come Umberto Veronesi, Edoardo Boncinelli, Maurizio Mauri ed Enrico Finzi.

Dall’analisi degli aspetti della vita che più incidono sullo stato di salute e di benessere delle persone, al primo posto si colloca lo stress che condiziona negativamente la qualità di vita delle persone: il 76%, infatti, se ne dichiara “affetto”. Approfondendo l’autodiagnosi emerge che un italiano su due giudica il proprio livello di stress significativo (17.3 milioni) o addirittura drammatico (3.5 milioni): il che avviene in particolare tra le donne, i 18-24enni e i 35-44enni. Le ragioni di questo malessere diffuso sono in prima battuta di carattere economico-sociale (per il 68% degli intervistati), al secondo posto entra in causa l’ansia per quel che avviene nel mondo (per il 50%) mentre il terzo fattore di stress si rivela il lavoro (per l’inadeguata qualità e la condizione precaria attuale).

“Se lo stress è la prima matrice percepita di malessere psico-fisico e di malattia, esso oggi si presenta come causato dall’economia, dalla politica, dall’ambiente esterno: possiamo davvero parlare di dominante “sociopatia”, d’una società ammalata e che ammala provocando un forte disagio esistenziale, una grande fatica di vivere” ha dichiarato Enrico Finzi, sociologo e Presidente di AstraRicerche.

L’intreccio dei fattori sociologici con quelli psicologici evidenzia dunque una serie di situazioni in cui il fattore esterno incide profondamente sullo stato di salute, reale o percepito, delle persone e sottolinea in maniera incisiva la crucialità del sentirsi bene non solo per quegli 11.9 milioni che non sono più in salute o la vedono in via di peggioramento ma anche per quei 24.2 milioni che segnalano solo qualche piccolo problema.

Consapevoli dell’influenza che hanno i comportamenti personali sul proprio stato di salute, gli italiani investono nel leisure (il 78%) e curano di più l’alimentazione (il 47%) ma non adottano come dovrebbero comportamenti di prevenzione, legati in particolar modo ad alcune diffuse patologie: solo il 48% si reca da un medico una volta all’anno per un check-up, ossia per verificare il proprio stato di salute in generale, il 18% non fa mai nulla; il 4% si fa dare un’occhiata ogni 5 anni o meno e l’11% ogni 3-4 anni; il 19% ogni 2 anni.

“La ricerca scientifica ha avuto negli ultimi 20 anni un’accelerazione mai conosciuta prima. L’applicazione delle conoscenze del DNA e dei sistemi digitali alle tecniche diagnostiche e terapeutiche ha cambiato le prospettive, sia per il paziente di oggi, che per i cittadini del domani, che per la prima volta nella storia hanno una concreta probabilità di vedere sconfitte le malattie più gravi, come il cancro” ha affermato Umberto Veronesi. “Prevenzione e diagnosi precoce sono il fulcro di questa nuova visione. Quindi lo sforzo enorme della ricerca viene vanificato se la popolazione non viene informata dei nuovi strumenti che la scienza mette via via a disposizione e resa consapevole dei benefici che derivano da un atteggiamento responsabile nei confronti della propria salute.”

Lo studio di Philips ha sondato anche quali patologie temono maggiormente gli italiani: la classifica vede in testa l’indebolimento, temuto dal 69% del campione (il 44% parla di possibile o certo calo della vista, il 43% di crescenti problemi articolari, il 21% di calo della memoria e il 18% dell’udito, ecc.). Segue la sindrome metabolica, indicata dal 50% degli intervistati (il 32% evoca il sovrappeso o la vera e propria obesità, il 26% il colesterolo alto, il 13% il diabete). Il 35% teme invece l’insorgere o l’aggravarsi di problemi psichiatrici (ansia 26%, depressione 24%, ecc.).
In merito invece all’aspettativa di vita, il 45% degli intervistati stima di poter vivere più di ottant’anni e mediamente più anni rispetto ai propri genitori. Il tema dell’aging society è stato infatti al centro del dibattito per analizzare quali possano essere le reali prospettive di qualità di vita per una società che vive mediamente sempre più a lungo e che ha una percentuale crescente di popolazione anziana.
“Nonostante il fatto che non si possa non invecchiare e alla fine morire, per ragioni biologiche e addirittura fisiche, di questi tempi la nostra vita media si sta sensibilmente allungando. Abbiamo guadagnato dieci anni negli ultimi quaranta e tre negli ultimi dodici, che è come dire che guadagniamo un trimestre di vita ogni anno che passa. Il fenomeno è cominciato alcuni decenni fa e durerà certamente ancora diversi decenni” ha commentato Edoardo Boncinelli, biologo e Docente presso l’Università Vita-Salute di Milano. “Il mondo in generale, e il nostro mondo in particolare, si popoleranno sempre più di persone anziane o decisamente vecchie. Occorre pensare in anticipo a come fronteggiare questo fenomeno dal punto di vista sanitario, psicologico, sociale e politico. Ciò non è troppo facile perché ci troviamo di fronte ad una serie di eventi che avanzano in maniera continua e quasi strisciante”.

“Stiamo vivendo un’epoca di incredibili evoluzioni nelle conoscenze (dopo la decrittazione del genoma umano), nelle tecnologie biomediche e informatiche e, non da ultimo , nella rivoluzione etica e comportamentale che pone il malato al centro della attenzioni di diagnosi e cura, soggetto attivo e non più passivo oggetto” ha aggiunto Maurizio Mauri, Direttore del CERBA, intervenuto nella tavola rotonda. La nuova medicina sarà quindi caratterizzata da 5 Prerogative: sarà Proattiva, Predittiva, Preventiva, Personalizzata, Partecipata”.
Se la vita si allunga e la domanda di salute e benessere aumenta alla ricerca di soluzioni e prodotti che possano contribuire ad aggiungere qualità alla vita stessa, l’innovazione risponde con la cura domiciliare, dove anche l’approccio psicologico del paziente contribuisce all’efficacia del trattamento terapeutico. Invitati ad esprimere un parere su come vedono la ricerca orientata a fornire apparecchiature tecnologicamente avanzate che permettono di fare a casa analisi finora realizzabili solo in ospedale o dal medico, gli italiani si dichiarano per il 36% moderatamente favorevoli e per il 39% molto propensi.

“In Philips sappiamo quanto sia fondamentale comprendere ed anticipare le esigenze degli individui per offrire soluzioni innovative che possano migliorare la qualità di vita ogni giorno. L’home healthcare, la tecnologia a supporto della cura domiciliare, crediamo rappresenti il futuro: non solo per Philips, ma soprattutto per il paziente e per un sistema sanitario migliore e ancora più efficiente” ha spiegato Carlo Camnasio, Presidente e Amministratore Delegato di Philips Italia, concludendo il dibattito.“Continueremo a proporre soluzioni basate sulle tendenze emergenti a livello globale per espandere la nostra leadership e diventare l’azienda di riferimento per quanto attiene la salute e il benessere.”

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Royal Philips Electronics, Olanda (NYSE: PHG, AEX: PHI), è una società diversificata nel campo della salute e del benessere, il cui obiettivo è migliorare la vita dei consumatori con le sue continue innovazioni. In qualità di società leader nel campo dell’healthcare, del consumer lifestyle e dell’illuminazione, Philips coniuga tecnologia e design in soluzioni incentrate sulla persona, grazie a una profonda conoscenza delle necessità dei consumatori e alla propria promessa di brand, “sense and simplicity”. Philips, con headquarter ad Amsterdam, ha circa 118.000 dipendenti in oltre 60 paesi in tutto il mondo. Con vendite pari a 23 miliardi di euro nel 2009, la società è leader sul mercato nell’ambito delle soluzioni per le terapie cardiache, intensive e a domicilio, nonché per l’illuminazione a risparmio energetico e nuove applicazioni per l'illuminazione, oltre a soluzioni lifestyle per il benessere personale, con una solida posizione nel mercato dei televisori a schermo piatto, della rasatura e degli apparecchi per la cura personale, dei dispositivi per l’intrattenimento portatile e dell’igiene orale.
Per maggiori informazioni, consultare il sito www.philips.it/newscenter

Fonte: Ketchum - Ufficio stampa